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mercoledì 15 luglio 2009

La solitudine del maratoneta (2)


Prometto...non farò deviazioni podistico/atletiche.
Parlerò solo del libro, che ho finito oggi..
Alan Sillitoe è una piacevole sorpresa; un autore veramente sottovalutato nel panorama della letteratura del XX secolo.
A me "la solitudine del maratoneta" ricorda un pò "Gente di Dublino" di Joyce; l'epoca è diversa, ma lo schema è lo stesso: una raccolta di racconti che presenta uno spaccato sociale delle masse proletarie.
Sillitoe parla del popolo inglese in affanno e in difficoltà nel periodo tra le due grandi guerre; il lettore si sporca col fango delle strade di periferia e si intossica col fumo delle fabbriche, sente il freddo e la pena..
I personaggi che presenta provano a rialzarsi, sfidano a loro modo il sistema seguendo una linea di condotta che ritengono giusta e che va "fuori dal coro"; non sono eroi, ma gente comune, piena di problemi e complessi, eppure a loro modo sono unici e particolari.
I protagonisti della "solitudine del maratoneta" emergono in un contesto sociale che sta cambiando a ritmo frenetico e che non si ferma ad aspettarli.
Il libro ha molto da dire e, secondo me, andrebbe proposto anche a scuola.

domenica 28 giugno 2009

l'altra lato della corsa

In questo periodo sto leggendo un libro di racconti "La solitudine del maratoneta", scritto da un autore inglese, Alan Sillitoe.
No, cari i miei piccoli runners a tempo perso non parla di corsa, o quant meno non parla di corsa come la intendiamo noi; non propone tabelle, tempi, ripetute, scarpe, consigli tecnici, massaggi e terapie..
"La solitudine del maratoneta" parla dell'Inghilterra proletaria degli anni cinquanta- sessanta, propone uno spaccato sociale a tratti dammatico e struggente; Sillitoe non ha paura di insozzarsi nei bassifondi e nelle miserie..
L'omonimo racconto che dà il titolo al libro parla della corsa e ci insegna come andrebbe vissuta e goduta appieno. Il protagonista è un ragazzo che ha una famiglia disastrata, che sfida la società e gli "sbirri"rubando, e che si ritrova in riformatorio.
Qui il direttore noterà le sue doti atletiche e lo farà allenare per vincere la annuale sfida tra rifrmatori.
Il ragazzo, però, se ne frega del professionismo, della vittoria secondo regole prefissate; la corsa per lui è piacere e occasione di riflessione; cosi il giorno della gara.... (beh il resto leggetevelo voi).
Questo racconto mi ha, comunque, fatto pensare; forse mi sto stufando del "sistema" dell'atletica locale, pieno di mercenari ed esibizionisti, gente che corre solo per i premi e per battere gli altri, non accorgendosi che la vera sfida è con se stessi, con i propri limiti.
Mi hanno rotto i podisti della domenica, che vanno alle gare dove c'è il pacco gara migliore o ci sono i buoni benzina, e anche quelli che fanno le pulci sull'euro in più del'iscrizione.
Quello non è correre, non è atletica, non è piacere di stare assieme; è solo una brutta imitazione della quotidianità, dove i furbi cercano di emergere..